Questione migranti, si torni ad ascoltare il territorio prima di decidere

Prima Merì, poi Sinagra e Castell’Umberto. Il Prefetto di Messina manda migranti quasi a casaccio, senza criterio, senza ascoltare il territorio.

Era un po’ che non scrivevo sul blog cari amici, i fatti degli ultimi giorni mi hanno però spinto a fare una riflessione. Mentre nei palazzi la politica – ormai prossima a una selva burocratica – decide come e chi deve accogliere, i cittadini sono ormai distanti da queste dinamiche. Pensate, in soli 3 anni, si è passati da un 20% a un 54% di italiani che non condividono le scelte dei governi di centrosinistra di accogliere in maniera indistinta tutti i migranti che sbarcano in Italia, anzi, in Sicilia. I fatti di cronaca, i disordini, la solidarietà dell’Europa che non è mai arrivata – anche per “colpa nostra”, come svelato da Emma Bonino, i governi italiani hanno scelto di occuparsi di chi sbarca nei nostri porti – la politica delle ricollocamenti mai partita – a differenza dei migranti – il fallimento di Alfano e poi quello di Minniti, che pareva più promettente almeno a parole.

Con una disoccupazione giovanile dilagante e una ripresa che al Sud stenta a partire, i problemi sul tavolo della politica dovrebbero essere altri. Dopo l’annuncio del Sindaco di Milazzo, Giovanni Formica, pronto ad accogliere migranti sul territorio di sua competenza, in molti si sono giustamente ribaltati dalle sedie. In particolare mi ha colpito un video di un ragazzo che si chiedeva come mai la politica non si era spesa per i tanti giovani milazzesi che sono emigrati in questi anni in cerca di miglior fortuna, loro che la guerra ce l’avevano dentro, perché senza lavoro, perché senza dignità.

Vorrei rispondere a quel ragazzo – il quale senza saperlo cita il filosofo Diego Fusaro – che non sarà la politica a toglierci la dignità, anche in questo momento di sconforto. Non credo che per i milazzesi sia una priorità accogliere altri migranti (ci sono già diversi Sprar sul territorio e cooperative sociali, migranti accolti in bellissiem case al Capo) e credo che il Sindaco dovrebbe ricordarsi di essere istituzione prima che partito politico.

L’ho detto ai giornali stamattina e lo ribadisco: si torni a discutere di lavoro, ambiente e attrattività. Altrimenti continueremo a scontrarci e a perdere il punto di vista fondamentale: divisi continueremo a fare il gioco di chi prende le decisioni senza interpellare il territorio. Torniamo a essere comunità, torniamo a essere protagonisti e a decidere del nostro destino.

Antonio

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