Sui pendolari dello Stretto: lavoriamo per abbattere i costi del viaggio

Una popolazione di circa 12mila anime costretta a spendere quotidianamente 5 euro tra andata e ritorno. Di questo si parla quando si affronta l’argomento di continuità territoriale tra Messina e Calabria.

Lavoratori e studenti, questo l’esercito dei pendolari che ogni giorno deve sborsare la media di 5 euro – per le traversate a piedi – per andare a lavorare o a studiare. Sono circa 125 euro al mese o 60 euro per chi si “abbona”. Ci sono poi gli abbonamenti ridotti per una certa fascia di utenza, come gli studenti universitari con borsa di studio o i possessori dell’unimecard che possono usufruire di un abbonamento trimestrale agevolato. Una fascia però “molto ristretta”.
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Questo il quadro insomma. Le trattative in passato per abbattere i costi ci sono state. Si è spesa la politica, i sindacati, le associazioni dei pendolari. Ma si è ottenuto poco o niente.
La strada del compromesso ci sembra l’unica percorribile. Quella in cui ci si siede con i giganti del traghettamento che producono un giro d’affari di 439 milioni di euro l’anno e con i Comuni coinvolti.
La continuità territoriale deve tornare al centro del dibattito politico. E lo si può fare coinvolgendo tutti gli attori in gioco, senza sparare nel mucchio ma proponendo soluzioni ragionate e discusse. Agevolazioni ulteriori potrebbero venire da un fondo ad hoc costituito in Regione a tutela di chi possa dimostrare di avere regolare rapporto di lavoro in Calabria ma sia residente in Sicilia ed estendo la forma di tutela anche a studenti pendolari – magari anche in convenzione con le istituzioni calabresi – e ai possessori di partita Iva. Un esercito di lavoratori presenti e potenziali che favorirebbe la creazione di un indotto ancora più forte e coeso.
Facendo due calcoli, un’idea per abbassare ulteriormente i costi potrebbe essere quella di prelevare una piccola percentuale dagli introiti delle tasse di soggiorno turistiche dei comuni, a fronte ovviamente delle soglie degli hotel extra-lusso – che superano spesso le 3 euro al giorno – e in considerazione del fatto che negli ultimi due anni il turismo ha portato un 25% di presenze in più sull’Isola.
L’idea è semplice: se guadagnamo di più dagli ingressi nell’Isola perché dovremmo poi far spendere di più ai siciliani che affrontano spese per fare avanti e indietro da essa?
In ottica di solidarietà sociale, non sarebbe male reinvestire parte di questi introiti a beneficio dei siciliani che lavorano e studiano ma allo stesso tempo “si spostano” da e fra.
Stiamo lavorando a una soluzione di questo tipo, per adesso solo abbozzata in attesa di verificare la fattibilità. Bisogna studiare e confrontarsi. Come sempre, restate in ascolto.
Antonio
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