La Diciotti, la sovranità e la Sicilia dell’accoglienza

La vicenda che ha tenuto banco in questi ultimi giorni, proprio nella nostra Sicilia, è l’arrivo della nave Diciotti al porto di Catania. La nave di cui tutti avrete sentito parlare, ospitava 177 migranti, soccorsi lo scorso 15 agosto in acque maltesi.

Malta ha però dimostrato di essere uno stato che rifiuta ogni tipo di profugo, alla fine, sono state le autorità italiane a salvare questa gente, ancora una volta. Il governo nazionale ha però ribadito la politica della chiusura dei porti, essendo le politiche di ricollocazione in Europa abbondantemente fallite, nonostante le promesse, lo scorso giugno, come ricorderete, in consiglio europeo, di un impegno maggiore da parte della coalizione europea.

La Diciotti è quindi finita al centro di uno scontro politico internazionale che ha visto da un lato le forze politiche di Lega e Fratelli d’Italia, opporsi allo sbarco. Dall’altra invece il Pd, Forza Italia e altri di sinistra. Anche i 5 Stelle, detentori del governo nazionale, sono apparsi spaccati sulla vicenda. Io ritengo senza voler andare lontano, che uno stato sovrano debba avere come priorità su tutto la difesa dei confini e della propria sicurezza.

Non possiamo rispondere a questo principio a orologeria: quando sono gli altri a farlo va sempre bene (vedi Francia e Spagna su tutti), quando invece siamo noi ad alzare la testa in Europa, ecco i soliti perbenisti incitare al golpe umanitario.

Ma credo che l’umanità c’entri poco. Vi invito a leggere l’intervista pubblicata su La Verità al capitano della nave Diciotti, in cui si evince chiaramente come i 177 migranti – di cui una ventina già scesi perché ritenuti “minorenni” – stessero bene.

In Sicilia, mi fa piacere dirlo, esiste un mondo dell’accoglienza e un modo dell’accoglienza.

In Sicilia, i centri di accoglienza immigrati si dividono in:

– Centri di primo soccorso e accoglienza (CPSA);

– Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA);

– Centri di accoglienza (CDA);

– Centri d’identificazione ed espulsione (CIE).

I CPSA vengono allestiti nei punti di maggior sbarco e si occupano di somministrare le prime cure mediche, di effettuare la foto-segnalazione e di accertare le richieste d’asilo. Dopo ciò, gli immigrati sono smistati in altri siti. I CPSA in Sicilia sono a Lampedusa (AG) e Pozzallo (RG).

I CDA si occupano della prima accoglienza (stabilire l’identità e la legittimità della permanenza in Italia, pena l’allontanamento), mentre i CARA ospitano gli immigrati che hanno richiesto asilo ma che sono privi di documenti oppure che sono sfuggiti ai controlli di frontiera. Centri con entrambe le funzioni si trovano a Caltanissetta, presso Contrada Pian del Lago, a Mineo (CT) ed a Salina Grande (TP).

Infine, i CIE si occupano di trattenere, su convalida del giudice di pace, gli extracomunitari irregolari che devono essere espulsi. La permanenza nei centri non può superare i 18 mesi. Sono gestiti dalle Prefetture (con convenzioni con enti e associazioni per gli appalti di servizio) ed offrono vitto, alloggio ed effetti personali, mediazione linguistico-culturale, assistenza sanitaria e psico-sociale, pulizia e igiene ambientale, manutenzione della struttura e degli impianti. Si trovano in Contrada Pian del Lago (CL) e a Milo (TP).

Poi c’è la Sicilia nel suo modo di accogliere, migranti, turisti, visitatori. In questo siamo davvero straordinari e tiriamo fuori la nostra parte migliore, come negarlo.

I migranti della Diciotti alla fine sono scesi nella nostra Messina e saranno ricollocati in parte in Albania e la stragrande maggioranza in Vaticano (quindi se ne occuperanno i centri che in Italia rispondono alla Chiesa).

Il Ministro Salvini è stato indagato da un magistrato – fotografato insieme a Matteo Renzi in passato – per sequestro di persona. A lui, come ribadito da Giorgia Meloni, va tutta la nostra solidarietà, perché non può essere la magistratura politica a fermare il diritto della politica a trovare la strada del nostro Paese. Salvini è stato eletto con un preciso programma politico che tutti conoscevano.

La vicenda Diciotti ci conferma però la più importante delle lezioni alla fine. Non sempre si è degni della ragione quando per indossare la maglia dell’ipocrisia ci si dimentica quella – tutta italiana – della sovranità.

 

 

Antonio

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