Se i forestali fanno la quarantena… Come preveniamo gli incendi?

Dobbiamo impedire che una qualunque altra pandemia tenga a casa il personale forestale addetto alla pulizia e alla prevenzione degli incendi nei boschi e delle strade interopoderali: la tecnologia può seriamente aiutarci. La Sicilia, benché sia ricoperta da appena il 10% di boschi, ha un record di boschi naturali e macchia mediterranea. Sono il 36%, la percentuale più alta in Italia.

Questi sono spesso inaccessibili e collegati male a causa di un territorio che presenta diversi smottamenti e dimorfismi importanti a livello orografico. La Regione Siciliana è poi interessata da temperature sempre più vicine a quelle desertiche della vicina costa africana e presenta le medie stagionali più alte in assoluto. Tenendo presente la grandezza e la vastità territoriale nella sua diversità interna, non si può solamente discutere di personale forestale addetto alla prevenzione degli incendi.

Ci sono diverse possibilità da percorrere per impedire che una nuova emergenza faccia da anticamera all’urgenza palesata in questi giorni. In particolare bisogna intanto incentivare la collaborazione con i fondi agricoli vicini, le aziende, i vivai, i privati che vivono i limitrofi terreni a rischio. Esistono dei fondi europei che la Regione può infatti destinare in tal senso per la prevenzione sui luoghi di lavoro e, quindi, in questo caso, verso quelle che sono le realtà private che si affacciano sui nostri territori.

Oggi esistono poi tecnologie, come i sensori LoRa e i nasi elettronici, in grado di rilevare presenze di fumo anche a distanza e inviare i dati da gateway a centraline che poi informano i vigili del Fuoco in caso di valori di allerta. A questo si deve aggiungere la necessità di riammodernare le strumentazioni e i macchinari a disposizione delle forze preposte al pattugliamento e alla prevenzione degli incendi boschivi.

In Cina esistono droni in grado di spegnere incendi, in Canada vengono usati per la sorveglianza boschiva mentre le forze militari utilizzano nuove apparecchiature in grado di captare le variazioni di calore dall’alto e calcolare le percentuali di rischio di incendi o di potenziali allarmi in prossimità di abitazioni. La Regione, da sola, non può ovviamente farsi carico di questi costi per l’innovazione necessari a garantire la sicurezza dei cittadini a prescindere dagli sblocchi dei turn over, dalle pandemie e dalle quarantene.

Riteniamo utile infatti segnalare al governo regionale un piano di ammodernamento massiccio che strizzi gli occhi alle nuove tecnologie digitali, ecosostenibili e in grado di ammortizzare i costi nel tempo. Prevenzione e tecnologia devono infatti poter camminare insieme. Le polemiche, se non vanno in una direzione costruttiva, servono solo ad alimentare altre polemiche.

 

Antonio

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