Bilancio e Defr approvati nonostante i furbetti dell’Ars

Non una settimana facile per il governo. Vi dirò la verità, anche io ho avuto qualche difficoltà. Soprattutto perché nel sentirmi a disagio dentro un’aula alle volte cieca, ho capito che spesso le questioni più importanti divengono mero strumento in mano a qualcuno in cerca di consenso.

Mi riferisco al Defr, il documento di economia e finanza regionale, il quale contiene le indicazioni e le prospettive del governo sulla base di quello che poi sarà la legge di bilancio. Uno strumento puramente prospettico, appunto, divenuto però un oggetto in mano alle opposizioni per alzare il tiro, all’interno dell’aula, e farsi vedere più grandi di quello che in realtà si è.

Il martedì il governo – anche per via di qualche assenza – era quasi andato sotto. Poi il mercoledì, fortunatamente, l’aula ha ritrovato equilibrio e responsabilità. Il defr è stato approvato mercoledì, quindi ieri per chi legge e successivamente è stato approvato il bilancio provvisorio per il mese di aprile. Un mese, quello che si avvicina, decisivo, poiché si voterà la legge di stabilità, vera chiave di volta per iniziare davvero il percorso di riforme volute da Musumeci.

Queste questioni ci hanno completamente assorbito ma sono riuscito a trovare tempo per il territorio. Ho infatti scritto una lettera a tutte le autorità, dalla Città Metropolitana alla Polizia stradale, per ampliare la portata del monitoraggio del Ponte di Acquacalda, a tutti i cavalcavia sparsi sull’autostrada.

Intanto continuiamo a crescere e raccogliere consensi, di questo sono felice. Nuove energie stanno affiorando nella città di Milazzo, ormai divenuta la mia seconda casa. Ve ne riparlerò a breve.

Desidero in chiusura, augurare a voi tutti e alle vostre famiglie i miei più sinceri auguri di Buona Pasqua. Ma sono sicuro che con molti di voi che già mi leggono qui, ci sarà modo di farseli di presenza o telefonicamente. Vi abbraccio tutti.

 

Antonio

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I nostri primi 100 giorni all’Ars insieme a Nello Musumeci

In realtà sono qualcosina in più, ad ogni modo mi piaceva ricordare che abbiamo superato da poco il traguardo dei primi 100 giorni insieme, ovviamente, al Presidente Musumeci.
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Foibe, oggi è fondamentale diffondere la verità

Domani sarà la giornata del ricordo per le vittime delle foibe. La data è stata istituita nel 2004 da una legge nazionale presentata dal centrodestra. Per anni, gli eccidi delle foibe, sono rimasti “roba segreta e scomoda” mistificate dalle varie parti politiche ma soprattutto, occultate dal Pci. Continua a leggere “Foibe, oggi è fondamentale diffondere la verità”

Italia fuori dai Mondiali ma avevamo già perso fuori dal campo

All’indomani del fallimento della Nazionale italiana di calcio dal Mondiale, va fatta un’analisi a mio avviso, più generale.

Molti hanno scritto che questo fallimento rispecchia la situazione del nostro Paese, perso tra i meandri della malapolitica e della cattiva gestione delle qualità notevoli che pur si hanno. Probabilmente questo è vero. Tuttavia non svegliamoci come al solito dal torpore.

Questa sconfitta era nell’aria e sapete perché? Perché in Italia non si investe nello sport e nei giovani. Non si investe, in generale, sui talenti e sugli artisti, figuriamoci per i talenti sportivi!

Noi abbiamo perso la nostra sfida con la Svezia già in tempi non sospetti, spulciando alcuni dati: le squadre giovanili della Svezia, a differenza delle nostre, hanno raggiunto risultati notevoli negli ultimi anni. La U17 è arrivata terza al FIFA World Cup 2013 e la U21 è stata incoronata campione d’Euruopa in Repubblica Ceca nel 2015.

E in Italia? Secondo l’ultimo report presentato lo scorso maggio dalla Figc, l’Italia conserva un ampio divario con i ricavi registrati in Inghilterra, Germania e Spagna, principalmente per via dei minori investimenti nelle infrastrutture. Da queste parti poi, vedi Milazzo, le infrastrutture sportive vengono persino chiuse o abbandonate.

Quindi abbiamo fallito anche da un punto di vista imprenditoriale. Le infrastrutture sportive non servono solo a far crescere talenti e rose di promesse ma migliorano le prospettive dell’indotto economico che ci gira intorno: dal paninaro alla tipografia che stampa magliette e striscioni.

Ieri Buffon si è scusato pubblicamente per aver fatto piangere tanti bambini delusi. Eppure oggi c’è un altro dato passato praticamente inosservato ai più. Sono i dati de “l’Atlante dell’infanzia a rischio” di Save the children che fotografano una situazione allarmante:  1 bambino su 8 vive in assoluta povertà, il 14% in più rispetto all’anno precedente. 6 bambini su 10 non leggono libri, cresce anche la dispersione scolastica.

Forse Italia – Svezia è stata molto più di una partita di calcio. E’ la sconfitta di un sistema che stagna e tiene fuori i giovani e si dimentica dei più piccoli. Gli stessi che ieri sera piangevano. Pensateci, in ogni squadra di calcio almeno 2 bambini non hanno i soldi per comprarsi le scarpe. Volevamo davvero battere la nazione del modello scolastico perfetto?

 

Antonio

Il tema lavoro: alcune soluzioni per ripartire

Qualche giorno fa vi avevo promesso che sarei tornato sull’argomento lavoro, il tema pregnante di questa campagna elettorale. Credo che Facebook sia utile per comunicare con voi tutti ma su certi argomenti così importanti, gli spazi ridotti ci impediscono di approfondire meglio.

Va detto subito che in questi mesi abbiamo raccolto idee e proposte. Tuttavia la Sicilia resta l’ultima regione d’Europa per Pil e tra le prime per il numero di disoccupati.

L’argomento lavoro non è solo un tema tra i tanti, è il tema. E direi che potremmo già definirlo emergenza. Solo così si potrà affrontare il compito di risollevare le sorti di una Sicilia martoriata. Il tema occupazionale non è più infatti semplicemente un argomento con cui dialogare o confrontarsi. Servono misure urgenti e decise.

In questo senso bisogna puntare alla massima pressione sulle istituzioni pubbliche affinchè queste pongano in essere tutte le condotte più idonee affinchè si sostengano le attività esistenti e ne nascano di nuove. Ovviamente qui si parla di investimenti pubblici, specie nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, di sgravi fiscali per le imprese, di agevolazioni fiscali specie per le startup, e specie per quelle giovanili, zone franche anche e soprattutto in aree montane, ove la disoccupazione è maggiore che altrove e raggiunge il 70%, sinergia tra enti pubblici e istituti bancari a favore delle startup giovanili che non hanno rating bancario per accedere al credito, di piattaforme sinergiche pubblico-privato, di piattaforme di co-working, di investimenti nel settore della ricerca e dell’Università, di momenti sempre di incontro scuola-lavoro, scuola università, e aggiungerei scuola di grado inferiore-scuola di grado superiore, perché sempre meno sono gli iscritti agli istituti tecnici, il che mette in grave crisi il futuro del settore manufatturiero e imprenditoriale, di tutela delle categorie in difficoltà, specialmente mi riferisco ai pescatori e agli agricoltori.

Questo per quanto riguarda la cornice dentro cui poi sarà possibile muovere le varie soluzioni. Il tema è poi quello di creare i presupposti per l’occupazione. E per far questo servirà un vero piano di incentivi nei settori dove la Sicilia può e deve far meglio: il settore energetico e quello dei servizi (turismo su tutti) sono le due priorità. Le infrastrutture energetiche siciliane sono infatti ancora indietro e questo mi ricollega al secondo punto: le infrastrutture.

Questo argomento fa da ponte tra crisi energetica e turismo. Servono treni più veloci e reti più sicure. E anche in questo purtroppo siamo ultimi. Già sviluppando queste riflessioni, è evidente come il solo mobilitarsi per la creazione di posti di lavoro, porti in sè nuovi posti di lavoro.

Ho già detto che non servono ponti o cattedrali, bisogna rendere efficiente e sicure le strutture che già ci sono o che appaiono quanto meno abbozzate: viadotti, strade provinciali, asse viari, stazioni ferroviarie, snodi e reti distributive. Occorre un serio piano di interventi.

Far questo nei primi anni di governo vuol dire aiutare le imprese, il turismo e i cittadini ma anche creare posti di lavoro. Sono tanti i treni che sono passati dalla Sicilia per tramite dei fondi europei. Ecco perché servirà un pool di esperti in grado di intercettare questi fondi e renderli reali: dalla progettazione all’esecuzione.

Il tema “lavoro” viene quindi a toccare diverse altre tematiche intercambiali, questo perché 5 anni di governo Crocetta e 50 anni di governi “ombra” hanno fatto stazionare la nostra Isola in un limbo di non competitività rispetto ad altre Regioni che pian piano sono cresciute anche al Sud (su tutte la Sardegna e la Puglia).

Torneremo a parlare di questo nelle poche settimane che restano della campagna elettorale e anche dopo. Ma ho bisogno del vostro aiuto e del vostro supporto. Mi interessa sapere cosa ne pensate, se avete proposte a riguardo. Insieme dobbiamo decidere del destino della Sicilia. Sono disponibile ad ascoltarvi e a migliorare il nostro piano di idee. Facciamolo, come sempre, per tornare protagonisti della storia, non mi stancherò mai di ripeterlo!

Antonio

La Sindrome di Raggi, i campi rom e l’incapacità a 5 Stelle

Sembrerebbe che la Giunta Raggi sia pronta a sostenere un piano economico per…

Direte voi: le buche? lo stadio della Roma? Il turismo? L’immondizia? Il potenziamento dei trasporti? E no. Un piano per chiudere i campi rom e pagare casa e affitto ai nomadi. Continua a leggere “La Sindrome di Raggi, i campi rom e l’incapacità a 5 Stelle”

Stati Generali del Castello di Milazzo, consegnata la nostra proposta

L’Associazione Prima il Territorio che ho l’onore di rappresentare, è impegnata nella difesa del territorio e dell’ambiente. Tra le tante tematiche di cui ci siamo occupati ultimamente, quella dell’uso del Castello di Milazzo. Onestamente, riteniamo simile sede poco propensa a ospitare sagre, concerti ed eventi che non arricchiscono il patrimonio storico della struttura quindi abbiamo criticato le scelte dell’amministrazione milazzese. Allo stesso tempo riconosco però il coraggio di iniziative come gli Stati Generali del Castello, iniziative di democrazia partecipativa tese proprio ad ascoltare il territorio.

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Questi momenti, all’insegna di un’importante sinergia, dovrebbero essere certamente più frequenti, per consentire alla base di partecipare fattivamente alle scelte più strategiche per lo sviluppo del comprensorio. Come associazione riteniamo che la rotta da seguire in Sicilia, quindi non solo a Milazzo, sia rivolta all’esaltazione delle connotazioni storiche intrinseche delle specificità presenti, rifuggendo dall’omologazione, e pertanto percorrendo linee guida  tendenti a creare, nella percezione del fruitore, una connotazione di eccellenza, che lo induca a considerare quella vissuta come un’esperienza esclusiva e privilegiata. Nel predisporre la relazione che abbiamo inviato agli uffici competenti che si occupano di raccogliere le proposte del territorio, abbiamo pensato in questa direzione, anche alla luce della sempre più vasta offerta turistica globale, che impone la necessità di non banalizzare il patrimonio insistente nella nostra terra, ed anzi di pensarlo e offrirlo all’interno di una linea guida restrittiva e rigorosa.

Se questa convinzione, che è poi avallata dalla circostanza che la Sicilia è realmente unica a livello di offerta turistica e culturale, verrà replicata di qui in avanti, davvero siamo convinti che positivi sviluppi possano esserci per l’economia regionale e per i destini soprattutto dei giovani, purtroppo sempre più in fuga verso lidi meno ostici a livello occupazionale.

La speranza che ci porta, in questa sede e più in generale, a lottare dal territorio per il territorio, è  rivolta a dare orgoglio e benessere alla collettività, ed all’interno di essa principalmente alla componente giovanile, con la convinzione, senza presunzione, di poter contribuire a un cambio radicale di modo di approcciarsi all’impegno sociale e, magari,  di poter restituire un minimo di entusiasmo e di slancio in un contesto in cui troppo spesso prevale appiattimento e rassegnazione. Spero ed anzi sono certo che riusciremo, già a partire da questi Stati Generali del Castello di Milazzo, a trasmettere, coi fatti, una prima parte di questo messaggio, e la soddisfazione che ne scaturirà  non sarà solo nostra come associazione, ma di tutta la nostra comunità.

Antonio

Ospedali Riuniti | Prima chiudono i servizi, poi ci chiederanno il voto…

Il riordino della rete ospedaliera regionale conferma i timori che erano stati avanzati nei mesi precedenti circa il depotenziamento dei servizi attinenti la gestione delle emergenze-urgenze per l’ospedale riunito Milazzo-Barcellona.

Si conferma la miopia dei governanti sia a Roma che a Palermo, dal momento che questa drammatica vicenda è il paradigma di una politica fatta e pensata sui freddi numeri e non sulle reali esigenze dei cittadini sul territorio.

Forse si ignora, o peggio si fa finta di ignorare, che già adesso i due pronto soccorso di Milazzo e Barcellona fanno fatica a gestire un bacino di utenza enorme che va da Rodì Milici a Torregrotta e che conta mezzo milione di abitanti.

Cosa succederà quando uno dei due punti verrà a mancare?

Si rendono conto ministri, parlamentari, deputati regionali e dirigenti delle aziende sanitarie che si mette a rischio la vita delle persone? Conoscono ministri, parlamentari, deputati regionali e dirigenti delle aziende sanitarie la nostra realtà territoriale? O dai loro palazzi giocano a decidere quali sono i cittadini di serie A e quali di serie B? Giocano a decidere chi deve vivere e chi può morire?

Verranno tutti a chiederci i voti per le regionali di fine ottobre. Ricordiamoci dei risultati che hanno conseguito!

La verità è che la situazione è ormai troppo degenerata per essere gestita e ricomposta a livello locale o regionale. Speriamo di riuscire a investire della questione il governo nazionale, a cui vogliamo chiedere di fare pure tutte le rimodulazioni che sembrano opportune, ma senza privare questo territorio dei presidi di primo intervento a salvaguardia della vita dei cittadini.

E speriamo che non sia troppo tardi.

 

Antonio

Quel muro d’acqua che divide l’Europa dalla Sicilia

Transitano qualcosa come mezzo milione di utenti l’anno, quasi tutti lavoratori pendolari, tra la Calabria e la Sicilia, tra Messina e Reggio.

Basterebbe questo dato a incoraggiare la buona politica a fare la sua parte. Purtroppo però le tariffe continuano ad aumentare, mentre i servizi diminuiscono, con una media giornaliera che oscilla tra i 5 e i 7 euro per il traghettamento, a seconda che esso sia veloce o meno. E capita che persino i vecchi aliscafi si fermino in mezzo al mare, quindi spesso di veloce hanno ben poco.

Le fonti del traghettamento tra Sicilia e Calabria sono quasi tutte private, lo Stato in quel tratto di mare non esiste. Non s’è mai visto. Persino i 5 Stelle, oltre l’operazione di propaganda dell’attraversamento a nuoto di Grillo, non hanno fatto un grande chiasso sull’argomento. Eppure quel tratto di mare è Italia, è Europa. Ma per restare collegata, la Sicilia al resto dell’Europa continentale, deve pagare si sua tasca. Badate, quei soldi che ogni giorno i pendolari pagano, arricchiscono le casse delle compagnie – private, lo ricordiamo – che gestiscono il traghettamento.

Neanche un euro è stato speso in infrastrutture o scontistiche per l’utenza. L’argomento è complesso e tocca i pilastri su cui si sono poggiati in questi decenni molti giganti “to big too fall”, troppo grandi per cadere, come dicono gli americani. Dall’Autorità Portuale alla Caronte, la stessa RFI, Società Autostrade e chiunque abbia qualcosa da guadagnarci.

Vorremmo capire perché in Sardegna i residenti usufruiscono di sconti mentre noi siamo meno “Continente” e quindi il prezzo è pieno. Una volta c’era una tassa, che si chiamava tassa di solidarietà. In Germania continuano a pagarla per sostenere, dopo la caduta del muro, la crescita della Germania dell’Est, troppo arretrata rispetto alla Germania Occidentale.

Loro ci sono riusciti a compensare gli squilibri di uno Stato che per motivi storici e politici è stato diviso con la forza. Vi suona familiare? Perché l’Italia non è stato altrettanto solidale con i territori di Sicilia e Calabria, soprattutto per quel che riguarda lo Stretto che ci divide. Un muro di acqua che un po’ come quello di Berlino ci impedisce di essere Italia, di essere Europa, di sentirci veramente parte di uno stesso Stato sovrano.

 

Antonio