Idee

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Questo spazio appartiene a voi, a tutti quelli che hanno contribuito e che stanno contribuendo a scrivere il programma di Prima il Territorio. Un’associazione composta in gran parte da giovani e donne che hanno a cuore il futuro del proprio territorio. Tra le idee che abbiamo raccolto, nate dal confronto e dalla partecipazione, vi proponiamo qui una carrellata nella consapevolezza che il viaggio è appena iniziato e che nessuna idea sopravvive al concetto di “definitiva”. Ma noi vogliamo comunque abbozzare una mappa. Ogni idea sarà una tappa in meno che ci avvicina sempre più al traguardo…

 

Il tipo di attività che stiamo portando avanti è essenzialmente di vigilanza, di denuncia, di proposta, di progettazione, e abbiamo individuato sostanzialmente tre macroaree all’interno delle quali indirizzare i nostri sforzi:

ambiente-suoloTUTELA DEL TERRITORIO, da intendersi: da un punto di vista ambientale, dal momento che purtroppo la provincia di Messina paga un prezzo carissimo per la presenza di ecomostri tra i quali menzione meritano i poli industriali di Milazzo-Pace del Mela, l’elettrodotto Terna che attraversa la Valle del Mela e la zona industriale di Villafranca.

Ebbene,  appare improcrastinabile che si crei un tavolo attorno al quale si sieda la politica insieme ai giuristi, agli scienziati, ai medici, ai biologi, ai chimici, agli esponenti dei vari ordini professionali,  una regia che, sotto il controllo pubblico, definisca procedure e strumenti  innovativi e sperimentali per un processo produttivo di qualità.

Innovazione, opportunità tecnologiche, sostenibilità ambientale, economia del recupero (rifiuti e scarti alimentari), valorizzazione delle tradizioni sono le caratteristiche del processo produttivo auspicato.

In quest’ottica si inquadrano alcune priorità:

  • Colmare il gap con altri paesi, come la Germania, che per esempio ha bandito le emissioni di ossido di carbonio;
  • adeguarsi alle norme europee in tema di sicurezza evitando nuove sanzioni come già in passato avvenuto;
  • risparmio energetico attraverso le fonti rinnovabili (fotovoltaico, biomasse, geotermico, eolico) da autoprodurre e distribuire orizzontalmente;
  • investimenti a favore delle produzioni locali, riducendo costi di trasporto e conservazione, riducendo il relativo inquinamento, favorendo tradizioni e vocazioni, generando benessere ;
  • premialità per la produzione agricola no OGM, rinunciano alla quantità in nome della qualità ed esaltando il made in Italy;
  • eliminare nel medio-lungo termine discariche ed inceneritori attraverso porta a porta , vuoto a rendere, il riutilizzo nella filiera industriale del riciclato da vendere alle industrie. Si inquinerà di meno (meno esalazioni e meno infiltrazioni nel sottosuolo, si risparmierà non pagando il conferimento);
  • superamento normativo del concetto delle soglie minime lecite di esposizione ad agenti patogeni, nell’ottica dell’assodata circostanza che l’unica forma efficace di prevenzione è la non esposizione;
  • investimenti a favore della ricerca universitaria, ossia fondi vincolati a progetti che forniscano risposte concrete in direzione di aumentare la virtuosità del sistema produttivo (praticantati altamente qualificanti per esempio);
  • maggiore sensibilizzazione sul tema a partire dalle scuole, perché la legge non può essere solo inchiostro sulla G.U., ma deve essere condivisa dalla base.

Tutto questo ha un costo, ma è pur vero che dove si è fatto ricorso ad indebitamento pubblico per favorire la ricerca si è avuto in pochi anni un’impennata del Pil (Svezia).

Ed è vero anche l’opposto, ossia che non sostenere questi aumenti del costo del lavoro, e quindi fomentare deturpazione del territorio e morte dei lavoratori,  comporta, oltre che costi di natura etica e morale, anche costi in termini di spese sanitarie e previdenziali.

Da un punto divista  dell’equilibrio idrogeologico, perché recenti disgrazie e conformazione particolare della nostra provincia, con Comuni spesso schiacciati tra mare e scoscese colline, corsi d’acqua e regime torrentizio soggetti a frequenti improvvise piene dirompenti, impongono sempre grande attenzione (vite umane nel corso degli anni sono state interrotte bruscamente a Giampilierie Saponara  e Scaletta Zanclea, e alluvioni continue hanno generato danni ingenti in massima parte non risarciti a Barcellona, Falcone, Milazzo). Anzi, a tal proposito, è inaccettabile e va rivisto il sistema di spartizione dei fondi della protezione civile che vengono ripartiti su criteri numerici di popolazione, non considerando che i comuni maggiormente sofferenti o a rischio in provincia di Messina sono quelli piccoli e che dei 109 comuni della nostra provincia circa 80 sono con meno di 5.000 abitanti, ulteriore esempio dicome la politica viene fatta senza il minimo senso dic cognizione di cosa sia e cosa chieda il territorio, ma sui freddi numeri, spesso anche mal interpretati e elaborati;


logoPROMOZIONE DEL TERRITORIO, dal momento che, come detto, gli assist, i suggerimenti, gli strumenti utili affinchè i figli della nostra terra ci rimangano, progettino un futuro che non sia altrove ci sono;

Promuovere il territorio significa promuovere il turismo, che è il volano principale attraverso cui passa il possibile rilancio dell’economia messinese, perché quella turistica è la principale vocazione della nostra terra, ma è ovvioche attraverso il turismo ci sarebbe un implemento dei settori cjìhe anch’essi sono incardinati da generazioni nel messinese, ossia l’artigianato e il commercio.

Ecco quindi che promozione del territorio e turismo sono strettamente congiunti con l’altra macroarea di cui ci occupiamo: 

lavoroEMERGENZA LAVORO, nel senso di massima pressione sulle istituzioni pubbliche affinchè queste pongano in essere tutte le condotte più idonee affinchè si sostengano le attività esistenti e ne nascano di nuove. Ovviamente qui si parla di investimenti pubblici, specie nel settore delle infrastrutture e dei trasporti, di sgravi fiscali per le imprese, di agevolazioni fiscali specie per le startup, e specie per quelle giovanili, zone franche anche e soprattutto in aree montane, ove la disoccupazione è maggiore che altrove e raggiunge il 70%,  sinergia tra enti pubblici e istituti bancari a favore delle startup giovanili che non hanno rating bancario per accedere al credito, di piattaforme sinergiche pubblico-privato, di piattaforme di co-working, di investimenti nel settore della ricerca e dell’università, di momenti sempre di incontro scuola-lavoro, scuola università, e aggiungerei scuola di grado inferiore-scuola di grado superiore, perché sempre meno sono gli iscritti agli istituti tecnici, il che mette in grave crisi il futuro del settore manufatturiero e imprenditoriale, di tutela delle categorie in difficoltà, specialmente mi riferisco ai pescatori e agli agricoltori.

sicurezza.pngSICUREZZA SUL TERRITORIO, che è un aspetto particolarmente delicato ovunque, ma particolarmente in Sicilia, e quindi anche in provincia di Messina,  perché la criminalità nella nostra terra ha una storia passata e una presenza attuale che non sono certo io in questa sede a dover esplicare più di quanto non sia già nota.

La legalità deve essere presupposto di base di chicchessia, specie di chi si impegna nel sociale, e pertanto sono fermamente convinto che sarebbe meglio applicarla in silenzio, piuttosto che esibirla di meno, come tratto distintivo di un’area o di un soggetto, cosa chespesso accade dalle nostre parti, principalmente per la costruzione di carriere politiche, il che, come è ovvio, rende il concetto di legalità più inquinato e meno puro diquanto dovrebbe essere. Sulla legalità, sulla lotta contro il crimine siamoconvinti come associazione che si debba fare e non parlare, e quindi che si debba agira a livello di scuole primarie, per educare ai valori positivi, e aiutando le  istituzioni e le forze dell’ordine, specie nelle perifierie, che spesso sono abbandonate.

Un aiuto che si rende maggiormente indispensabile proprio perché il livello di disagio e quindi di acredine sociale sale sempre maggiormente, e incide purtroppo sulla crescita degli episodi di illegalità.

Non è possibile, soprattutto in Sicilia, in un’epoca segnata drammaticamente dal fenomeno dell’immigrazione, che questo fenomeno incide pesantemente sul tema della sicurezza, perché aumenta il disagio sociale in termini tali da rendere difficile contenere gli esiti negativi che ciò va a comportare.

L’immigrazione è una delle conseguenze della modernità e della globalizzazione che maggiormente animano il dibattito odierno non solo a livello politico, ma in genere tra i cittadini.

Alla luce dell’aumento esponenziale del fenomeno e in considerazione della circostanza che il nostro paese è terra di primo approdo delle migliaia di anime che cercano migliori condizioni di vita sradicandosi dai propri luoghi natali, è doveroso tracciare delle linee di azione sul tema.

Per farlo ritengo sia indispensabile partire da alcuni presupposti:

  • non si può eliminare il fenomeno, che è irreversibile, ma si può solo gestirlo e limitarne le degenerazioni;
  • non si possono assumere posizioni superficiali né nel senso della totale accoglienza né nel senso della totale chiusura nei confronti del migrante.

L’obiettivo che a mio parere va perseguito con forza è garantire la dignità massima delle persone, italiane e straniere, individuando i limiti all’interno dei quali la convivenza è possibile, ed anzi foriera di benefici sociali, ed oltre i quali, diversamente, si sfocia nel disagio e conseguentemente nello scontro sociale.

Tale limite, a scanso di equivoci, in Italia, ed a maggior ragione in Sicilia, è stato abbondantemente superato.

Cosa fare in concreto, dunque?

Scansiamo innanzitutto il campo da possibili dubbi in merito:

continuareinnanzitutto  ad avere massima cura del primo dei valori che la politica deve attenzionare, ossia la vita umana! L’uomo in mare va salvato! se c’è un uomo in mare va tesa la mano.

Ciò premesso, tuttavia,  è necessario agire a più livelli.

Su quello della politica internazionale e comunitaria:

  • eliminare,  o più realisticamente mitigare,  le condizioni per cui nei paesi di partenza migliaia di persone decidono di intraprendere i viaggi della speranza;
  • ratificare accordi con i paesi di transito al fine di rivedere il sistema di controllo delle rotte clandestine, sì da fare in modo che, materialmente,  buona parte dei migranti vengano intercettati  dalle autorità di quei paesi e non confluiscano nel nostro sistema che ormai è al collasso;
  • premere nelle sedi preposte per rivedere i contenuti di accordi comunitari (vedi  il trattato di Dublino su tutti) che impongono per i primi paesi di approdo europei oneri di accoglienza maggiori rispetto ai paesi di secondo approdo) L’Ue dovrebbe essere comunità di popoli ispirata a principi di mutualistico reciproco soccorso, e non dovrebbe, come purtroppo avviene,  essere uno strumento di speculazione dei sistemi finanziari .

A livello nazionale:

  • fare in modo che la vigente normativa possa essere applicata in modo maggiormente spedito.  In altre parole velocizzare il censimento degli immigrati distinguendo tra rifugiati politici che hanno diritto di asilo e soggetti (l’80%) che non rientrando nella suddetta categoria vanno reimpatriati.

Purtroppo per vari motivi  (numero elevato dei soggetti da gestire,  atteggiamento ostruzionistico dei paesi di provenienza)  tali procedure hanno durate lunghissime, il che permette la dispersione degli stranieri, che trovano il modo di abbandonare i centri di accoglienza.

Non  possiamo tacere che attorno a questi centri  girano volumi di introiti enormi che fanno gola a chi li gestisce (spesso consorzi di enti pubblici),  che hanno tutto l’interesee che il periodo di “lavorazione” delle pratiche di reimpatri sia il più lungo possibile.

Su questo fenomeno, che già molti scandali ha generato, sarà il caso di aumentare la vigilanza così come sarebbe il caso che i soggetti pubblici (e privati) spendessero energie e piattaforme consortili per esaltare le capacità produttive tradizionali dei territori (e quasto vale ancora di più per la Sicilia);

  • aumentare e rendere certe le pene previste per gli scafisti e per i clandestini che eludano i protocolli di gestione del flusso migratorio previsti dall’ordinamento;
  • porre in essere politiche di inclusione sociale per gli stranieri che si trovano sul territorio nazionale temporaneamente o definitivamente,  anche dal punto di vista occupazionale,  ferma restando la priorità per i cittadini italiani, e, pur nel rispetto della pluralità di tradizioni, esigendo il massimo rispetto dei cardini della nostra  cultura, eventualmente codificando ed inserendo nell’ordinamento istituti a tutela degli stessi;

A livello regionale:

  • differentemente da quanto ipotizzato dall’attuale Governo di centro-sinistra, lavorare sull’autonomia statutaria, nei limiti del possibile,  non nell’ottica di conferire maggiori tutele agli immigrati, ma in quella di dare precedenza ai siciliani ed ai giovani, soprattutto, dal momento che facciamo i conti con una dilagante disoccupazione, con famiglie che vivono spesso al di sotto della soglia di povertà e con una crescente desertificazione di capitale umano che scappa dalla nostra terra.

Qualche parola va spesa anche sul tema dell’ondata crescente di terrore di matrice islamica.

Rifiuto l’equazione migrazione-terrorismo, anche perché è dimostrato che la maggior parte dei militanti estremisti si estremizza nei paesi di accoglienza in ambiti di disagio sociale, o in carcere, ma è indubbio che un’indiscriminata accoglienza può facilitare l’ingresso o la produzione in casa nostra di sacche di militanti.

Insomma, in definitiva:  accoglienza entro limiti ben precisi, ma senza dimenticare che vengono prima il territorio, gli italiani,  i siciliani.

 

Antonio Catalfamo,

Presidente Associazione Prima il Territorio

 

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