Tra la finanziaria e il collegato: scelte responsabili per risanare la Sicilia

Il racconto di questa legge finanziaria è diverso da quello dell’anno scorso cari amici. Plaudiamo positivamente al fatto che, rispetto alla precedente finanziaria del governo regionale, si sia votato nei tempi giusti, senza scontri accesi e con appena un solo mese di esercizio provvisorio.

La maggioranza ha poi di nuovo trovato compattezza. Questa è però la finanziaria dei tagli e della responsabilità, inutile negarlo. La scure dei debiti lasciati a questo governo dai precedenti, continua a mietere riforme e passi in avanti.

La Corte dei Conti con la sentenza di qualche settimana fa, non ha migliorato la situazione. La Regione è sull’orlo del fallimento e non per merito di questo governo, insediato da meno di un anno. Oggi non serve fare un processo al passato. Dobbiamo vedere il bicchiere mezzo pieno: ci sono comunque gli aiuti alle imprese per più di 80 milioni, ci sono gli strumenti a tutela delle categorie svantaggiate, per le scuole e per i disabili.

Nella prospettiva, certo, di rivedere le posizioni con Roma per quanto concerne il prelievo dell’Iva e il prelievo forzoso alle province, questo sì, da processare, se ricorderete il patto scellerato tra Crocetta e Renzi che ci ha esposto a una posizione economica difficile nei confronti dello Stato. Oggi piangiamo quelle scelte politiche frutto di accordi sottobanco che la stessa sinistra oggi nega a sè stessa.

Per tutti noi, motivati nel partecipare ai lavori d’aula della finanziaria, è stato comunque sacrificante vedere accantonati i nostri progetti che tendevano a migliorare il testo già di per sè scarno di eccessi., per dare risposte al territorio. Ma anche qui il bicchiere è pieno a metà: saremo presenti nel testo collegato con delle misure ripescate, pensate per salvaguardare la famiglia e le ricchezze culturali del nostro territorio.

A breve ne torneremo a parlare e faremo il punto della situazione. Intanto possiamo solo constatare il grado di difficoltà in cui si muove questo governo Musumeci, che con grande responsabilità e lungimiranza, sta lavorando per risanare le casse regionali e dare certezze ai cittadini sui servizi essenziali.

 

Antonio

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Quel patto scellerato tra Renzi e Crocetta…

Spesso le parole possono trarre in inganno, come siluri ben assestati, inducono i cittadini in direzione del fumo e delle macerie senza far vedere però il cannone che ha sparato.

A monte della situazione di crisi che vive la Sicilia, con zone in cui la disoccupazione giovanile ha ben superato il 70%, vi è anche la decisione scellerata da parte di un governo commissionato di farsi imporre quello che sto per spiegarvi. Badate, non è la solita faida Palermo contro Roma, anche perché se così fosse, proprio come in campionato, il Palermo prenderebbe nuovamente una manciata di gol.

Andiamo con ordine. La Regione Sicilia vanta nei confronti dello Stato decine di ricorsi proprio sul bilancio. In estrema sintesi, ciò che Roma prende in termini di tasse dalla Sicilia, non corrisponde e non è corrisposto agli investimenti promessi. Io ci metto in mezzo anche la questione precari da stabilizzare – ad oggi solo a parole – e andando nello specifico, la condizione per ottenere i famosi soldi a valanga del Patto per il Sud, ossia la Regione stessa,  doveva rinunciare entro il 30 settembre 2016 ai ricorsi alla Corte Costituzionale, intentati per il recupero dei miliardi di Euro che ci sono stati sottratti. Parliamo di una cifra che, a ricorsi vinti, porterebbe 250 milioni di euro nelle nostre casse regionali. Peccato che questa possibilità si sia dileguata nel nulla.

Con quale conseguenza? Con una stima sui redditi regionali del 2015, la Regione incasserebbe dallo Stato 4,2 miliardi nel 2016, 5 miliardi nel 2017 e  5,3 miliardi nel 2018. Il prelievo dello Stato passerebbe da 3,6  miliardi del 2016 a 2,2 del 2018. Una differenza di 1,4 miliardi in meno, compensata, però, dal prelievo forzoso che, con l’ultima legge di Stabilità, lo Stato estende al 2020 ed è superiore a 1,5 miliardi.

Quindi Renzi, vestito da Totò, nell’ultima legge di stabilità ha inserito questa clausola “truffa” per i siciliani, tant’è che lo stesso Crocetta si è ravveduto, rivolgendosi direttamente alla Corte! Il bluff impone alla Regione una  riduzione progressiva nel bilancio del 3% annuo, dal 2016 al 2020, un taglio che equivale a 150 milioni di euro all’anno. Altro bluff riguarda i 500 milioni di euro che verrebbero dati con un riconteggio sul gettito Irpef al 56,1%, percentuale che rischia di fare arrivare alle casse regionali meno di quanto previsto in bilancio.

Insomma, avrete capito bene che quando Crocetta va in tv portando l’hashtag “RipartiSicilia” intende forse riferirsi ai tanti siciliani che sono partiti e ripartiti in cerca di miglior fortuna. Come non si può biasimare la rabbia dei tanti siciliani infatti che sono emigrati in questi anni e sono migliaia. Quasi quanto gli immigrati arrivati nel 2016… anzi no, quelli sono molti di più. Al prossimo post!

 

Antonio